1938, OLIMPIO BIZZI VINCE IL CAMPIONATO ITALIANO
02-08-2026 / 02-10-2026 - La foto della settimana
Olimpio Bizzi nasce a Livorno il 1 agosto 1916.
Lo vogliamo ricordare a 110 anni di distanza raccontando la sua impresa più significativa, la vittoria al campionato italiano corso a Treviso il 21 agosto 1938.
Corridore fortissimo, veloce come pochi, forte sul passo ma con grandi doti anche in salita, Olimpio, detto il "Morino di Livorno", vinse molto ma avrebbe potuto vincere molto di più se fosse stato più convinto dei suoi immensi mezzi. Facile allo sconforto, tipicamente livornese e quindi poco incline a rispettare gli ordini di squadra, Bizzi perse molte occasioni e quindi anche molte corse che avrebbe potuto vincere.
Al campionato italiano del '38 a Treviso si presenta però in grande forma deciso a vendicare il secondo posto, dietro a Bartali, nella volata che aveva deciso l'"italiano" del '37.
Bartali è il grande favorito, reduce com'è dal trionfo al Tour. Bartali è notoriamente legato più alla curia cattolica che non al partito fascista ma i gerarchi sfruttano al massimo il suo successo, venuto dopo due altre grandi affermazioni italiane a Parigi: la vittoria della nazionale di Pozzo ai mondiali di calcio e lo storico trionfo di "Nearco" al Grand Prix di Parigi.
Insomma Bartali in quei giorni rappresenta l'atleta fascista vittorioso. I fascisti non possono mettergli la camicia nera ma lo utilizzano per la loro propaganda. Una sua vittoria al campionato italiano sarebbe come la classica ciliegina sulla torta.
Bizzi, però, è un acerrimo rivale di Gino Bartali. Non è l'unico: soprattutto fra i toscani molti non amano il campione di Ponte a Ema. Si pensi ad Aldo Bini, altro corridore dotato di grande classe.
Fra i pregi di Bizzi c'è quello di non avere timori riverenziali nei confronti di nessuno e quindi neppure nei confronti di "Ginettaccio". Il "morino" attacca sulla prima salita, resiste, sia pure a denti stretti, sulla seconda e batte Bartali di mezza ruota nella volata finale.
Bartali sbraita, non gli risulta difficile, e si lamenta di un danneggiamento avvenuto ai 200 metri. Girardengo, commissario tecnico della nazionale, e altri gerarchi della Federazione ciclistica italiana lo sostengono. Forse non a caso!
Il problema è che il presunto danneggiamento nessuno dei giudici di gara dislocati lungo il rettilineo d'arrivo lo ha visto. La Federazione prende tempo. Nulla trapela sulla stampa ma dopo poco più di un mese, il 24 settembre, Bizzi, finalmente, è proclamato campione d'Italia.
Lo vogliamo ricordare a 110 anni di distanza raccontando la sua impresa più significativa, la vittoria al campionato italiano corso a Treviso il 21 agosto 1938.
Corridore fortissimo, veloce come pochi, forte sul passo ma con grandi doti anche in salita, Olimpio, detto il "Morino di Livorno", vinse molto ma avrebbe potuto vincere molto di più se fosse stato più convinto dei suoi immensi mezzi. Facile allo sconforto, tipicamente livornese e quindi poco incline a rispettare gli ordini di squadra, Bizzi perse molte occasioni e quindi anche molte corse che avrebbe potuto vincere.
Al campionato italiano del '38 a Treviso si presenta però in grande forma deciso a vendicare il secondo posto, dietro a Bartali, nella volata che aveva deciso l'"italiano" del '37.
Bartali è il grande favorito, reduce com'è dal trionfo al Tour. Bartali è notoriamente legato più alla curia cattolica che non al partito fascista ma i gerarchi sfruttano al massimo il suo successo, venuto dopo due altre grandi affermazioni italiane a Parigi: la vittoria della nazionale di Pozzo ai mondiali di calcio e lo storico trionfo di "Nearco" al Grand Prix di Parigi.
Insomma Bartali in quei giorni rappresenta l'atleta fascista vittorioso. I fascisti non possono mettergli la camicia nera ma lo utilizzano per la loro propaganda. Una sua vittoria al campionato italiano sarebbe come la classica ciliegina sulla torta.
Bizzi, però, è un acerrimo rivale di Gino Bartali. Non è l'unico: soprattutto fra i toscani molti non amano il campione di Ponte a Ema. Si pensi ad Aldo Bini, altro corridore dotato di grande classe.
Fra i pregi di Bizzi c'è quello di non avere timori riverenziali nei confronti di nessuno e quindi neppure nei confronti di "Ginettaccio". Il "morino" attacca sulla prima salita, resiste, sia pure a denti stretti, sulla seconda e batte Bartali di mezza ruota nella volata finale.
Bartali sbraita, non gli risulta difficile, e si lamenta di un danneggiamento avvenuto ai 200 metri. Girardengo, commissario tecnico della nazionale, e altri gerarchi della Federazione ciclistica italiana lo sostengono. Forse non a caso!
Il problema è che il presunto danneggiamento nessuno dei giudici di gara dislocati lungo il rettilineo d'arrivo lo ha visto. La Federazione prende tempo. Nulla trapela sulla stampa ma dopo poco più di un mese, il 24 settembre, Bizzi, finalmente, è proclamato campione d'Italia.
Dimensione: 1,21 MB

1938-bizzi-batte-bartali-e-diventa-campione-ditalia-con-foto.pdf




