1900, le strane Olimpiadi di Parigi
12-10-2026 / 12-12-2026 - La foto della settimana
Nella foto la partenza della finale della prova di velocità su pista delle Olimpiadi di Parigi 1900. I finalisti sono, da sinistra, Taillandier e Sanz, francesi, e Lake, statunitense. Siamo al velodromo municipale di Vincennes, costruito per l'occasione, che con gli anni verrà soprannominato la “Cipale” e ospiterà anche vari arrivi del Tour de France.
Strane olimpiadi quelle del 1900 a Parigi, senza cerimonie di apertura e di chiusura, senza fiamma olimpica, senza medaglie per i vincitori, con le gare diluite fra maggio e ottobre e, soprattutto, senza che gli atleti avessero la consapevolezza di gareggiare in una Olimpiade.
Ma cosa era successo? Perché tanto caos?
Al Congresso costitutivo del CIO, Comitato olimpico internazionale, che si tenne alla Sorbona nel 1894, il barone De Coubertin – quello del famoso motto “L'importante non è vincere ma partecipare!” – propose che le prime Olimpiadi moderne si svolgessero a Parigi in occasione della Esposizione Universale. Il resto dei congressisti ritenne però che attendere sei anni era troppo è fu deciso di tenere le prime olimpiadi moderne nel 1896 ad Atene. La manifestazione greca fu un successo tanto che il re greco, Giorgio, propose, sostenuto dagli statunitensi, che le olimpiadi si svolgessero sempre ad Atene. De Coubertin però era contrario e come lui anche altri e la proposta greca non fu neppure presa in considerazione al Congresso Olimpico di Le Havre del 1897 che confermò la scadenza parigina del 1900.
In vista dell'inaugurazione dell'Esposizione Universale, De Coubertin mise in piedi un Comitato organizzatore degli eventi sportivi, quelli dell'Olimpiade. Il barone aveva un piano ambizioso: realizzare “Olimpia”, un villaggio che raggruppasse piste e campi da gioco dove far svolgere le prove olimpiche. Insomma voleva ricostruire il mitico recinto dell'Altiis.
Il presidente dell'Esposizione Universale, un ufficiale dell'esercito, Alfred Picard, non condivideva però i programmi visionari di De Coubertin e affossò il progetto. Picard voleva che l'Esposizione fosse la rassegna della “modernità” – cinematografo, metropolitana, art nouveau, tecnologia simbolo di un progresso illimitato – e lo sport non aveva ancora assunto la forma di “spettacolo di massa” che lo avrebbe inserito di li a pochi anni in questa “modernità”.
I contrasti con Picard portarono alle dimissioni del Comitato voluto da De Coubertin ma Picard non si preoccupò molto e nel novembre 1899 nominò un nuovo Comitato composto da uomini di sua fiducia presieduti da Daniel Merillon, presidente della Federazione francese di Tiro. Questo Comitato organizzò una gran numero di eventi sportivi che furono nominati “Concorsi internazionali di esercizi fisici e di sport”.
La parola Olimpiade non fu mai nominata, neppure nei due poderosi volumi pubblicati nel 1901 e 1902, nei quali Merillon elencò puntigliosamente tutte le gare organizzate dal suo Comitato.
La cosa sconcertò molti organismi sportivi di altre nazioni e solo grazie al certosino lavoro di “ricucitura” svolto da De Coubertin le manifestazioni sportive collaterali all'Esposizione Universale non ricevettero il boicottaggio internazionale.
Il problema è che nel calendario sportivo c'era di tutto: prove per professionisti accanto a quelle per dilettanti, prove di sport molto “improbabili” accanto a quelle di sport ormai internazionalmente riconosciuti, prove che si disputarono separatamente perché alcuni atleti non gareggiavano di sabato o domenica per motivi religiosi.
Insomma un grande caos.
A districare questo guazzabuglio c'ha pensato l'Associazione internazionale degli storici olimpici che sulla base di criteri chiari ha individuato 18 sports e 95 gare (alcune anche femminili) che possono essere ricondotti all'Olimpiade di Parigi 1900. Il lavoro degli storici olimpici è stato poi quasi integralmente certificato dal CIO. Se l'organizzazione fu francamente imbarazzante rimane il fatto che alle gare “accettate” parteciparono oltre 1200 atleti (rispetto ai 245 di Atene), fra cui 22 donne (nessuna ad Atene, De Coubertin era contrario allo sport femminile), in rappresentanza di 24 nazioni.
Nel disastro, alla fine non andò poi così male!
Ma veniamo allo sport che ci interessa, il ciclismo.
Le competizioni ciclistiche si svolsero nell'arco di una settimana, dal 10 al 17 settembre, nel velodromo municipale di Vincennes, costruito per l'occasione e capace di ospitare 40mila spettatori.
In quella settimana furono organizzate una moltitudine di prove divise fra professionisti e dilettanti. E' possibile ricostruire quell'evento che ebbe grande successo di pubblico, grazie alle cronache pubblicate da “Le Velo”, quotidiano parigino diretto da Paul Giffard.
Le prove “riconosciute” sono tre. In realtà due più una.
Ci spieghiamo meglio: tutti riconoscono la gara di velocità sui 2mila metri – a cui si riferisce la foto - e la corsa dei 25 chilometri, mentre solo la revisione degli storici olimpici riconosce la Corsa a punti sui 5 chilometri.
La differenziazione ha la sua importanza perche la Corsa a punti fu vinta dall'italiano Enrico Brusoni. Naturalmente il CONI, Comitato olimpico nazionale italiano, riconosce la vittoria di Brusoni.
La corsa a punti (per i francesi: la Course des primes) si svolge il 15 settembre. Prendono il via in 13: 8 francesi fra cui il futuro vincitore del Tour de France Trousselier, tre italiani, Brusoni, Stratta e Colombo, e il tedesco Duill.
Vince facilmente Brusoni – che in precedenza aveva vinto anche la prova ad handicap non riconosciuta poi dal CIO come prova olimpica – che vince 5 dei 10 sprint previsti, fra cui l'ultimo che garantisce un punteggio maggiore. Secondo Duill, terzo Trousselier; Stratta è nono, Colombo 12esimo.
Sempre il 15 settembre si corre la gara dei 25 chilometri, dominata dai francesi che si piazzano ai primi tre posti con Bastie, Hildebrand e Daumien, arrivati nell'ordine. L'internazionalità di questa prova è garantita dallo statunitense Lake che rimane in testa fino al decimo chilometro ma poi, sofferente, si ritira.
La prova indubbiamente regina di quelle strane olimpiadi del ciclismo è la velocità su 2mila metri.
Le batterie si svolgono l'11 settembre. Vi partecipano 66 corridori, in gran parte francesi ma con rappresentati statunitensi, tedeschi, belgi, inglesi e italiani. Il migliore degli italiani è Restelli che il 13 settembre è eliminato in semifinale da Sanz.
La finale è vinta da Taillandier che nell'ultima curva supera Lake, che le cronache descrivono come infortunato, e taglia il traguardo prima di Sanz e Lake. Nella foto che immortala lo sprint si vede Taillandier con Sanz ad una macchina ormai rialzato.
Taillandier che pochi mesi prima aveva vinto il Gran Prix di Parigi è morto nel 1947, probabilmente senza sapere che la vittoria al Meeting de l'Esposizione gli valeva come titolo olimpico!
Non era il solo: quando nel 1941 Enrico Brusoni fu intervistato da “La Gazzetta dello Sport” ed elencò i suoi successi non citò neppure le vittorie di Parigi 1900. Brusoni è morto nel 1949.
Maurizio Zicanu
PS 1 Fernand Sanz era uno spagnolo naturalizzato francese. Ma non uno spagnolo qualsiasi: Fernand era figlio non riconosciuto del re di Spagna Alfonso XII e della cantante Elena Sanz. Oltre ad essere un buon velocista fu anche campione francese di boxe.
PS 2 Gli organizzatori del Meeting ciclistico di Vincennes inserirono fra le gare anche la sesta edizione del Bol d'or, una estenuante corsa di 24 ore dietro “allenatori” in tandem o triplette. Fra i dodici partenti anche due italiani, Maurice Garin, destinato a vincere il primo Tour de France e a diventare francese, e Rodolfo Muller, livornese emigrato a Parigi che invece francese non lo diventerà. Vince l'olandese Cordang che ha la meglio sull'inglese Walthers, costretto al ritiro. Muller si piazza settimo su otto arrivati. In 24 ore Cordang compie 956 km e 771 metri, Muller 739 km e 271 metri. Oggi diremmo: roba da pazzi!
PS 3 L'Esposizione Universale fu un successo enorme con 51 milioni di visitatori ma anche i Concorsi sportivi non andarono male con oltre 71mila partecipanti.
La foto è stata tratta dalla rete. Eventuali titolari di diritti lo segnalino: se lo desiderano inseriremo il loro nome oppure provvederemo a rimuoverla.
Questo articolo è stato redatto senza l'ausilio della IA.
Strane olimpiadi quelle del 1900 a Parigi, senza cerimonie di apertura e di chiusura, senza fiamma olimpica, senza medaglie per i vincitori, con le gare diluite fra maggio e ottobre e, soprattutto, senza che gli atleti avessero la consapevolezza di gareggiare in una Olimpiade.
Ma cosa era successo? Perché tanto caos?
Al Congresso costitutivo del CIO, Comitato olimpico internazionale, che si tenne alla Sorbona nel 1894, il barone De Coubertin – quello del famoso motto “L'importante non è vincere ma partecipare!” – propose che le prime Olimpiadi moderne si svolgessero a Parigi in occasione della Esposizione Universale. Il resto dei congressisti ritenne però che attendere sei anni era troppo è fu deciso di tenere le prime olimpiadi moderne nel 1896 ad Atene. La manifestazione greca fu un successo tanto che il re greco, Giorgio, propose, sostenuto dagli statunitensi, che le olimpiadi si svolgessero sempre ad Atene. De Coubertin però era contrario e come lui anche altri e la proposta greca non fu neppure presa in considerazione al Congresso Olimpico di Le Havre del 1897 che confermò la scadenza parigina del 1900.
In vista dell'inaugurazione dell'Esposizione Universale, De Coubertin mise in piedi un Comitato organizzatore degli eventi sportivi, quelli dell'Olimpiade. Il barone aveva un piano ambizioso: realizzare “Olimpia”, un villaggio che raggruppasse piste e campi da gioco dove far svolgere le prove olimpiche. Insomma voleva ricostruire il mitico recinto dell'Altiis.
Il presidente dell'Esposizione Universale, un ufficiale dell'esercito, Alfred Picard, non condivideva però i programmi visionari di De Coubertin e affossò il progetto. Picard voleva che l'Esposizione fosse la rassegna della “modernità” – cinematografo, metropolitana, art nouveau, tecnologia simbolo di un progresso illimitato – e lo sport non aveva ancora assunto la forma di “spettacolo di massa” che lo avrebbe inserito di li a pochi anni in questa “modernità”.
I contrasti con Picard portarono alle dimissioni del Comitato voluto da De Coubertin ma Picard non si preoccupò molto e nel novembre 1899 nominò un nuovo Comitato composto da uomini di sua fiducia presieduti da Daniel Merillon, presidente della Federazione francese di Tiro. Questo Comitato organizzò una gran numero di eventi sportivi che furono nominati “Concorsi internazionali di esercizi fisici e di sport”.
La parola Olimpiade non fu mai nominata, neppure nei due poderosi volumi pubblicati nel 1901 e 1902, nei quali Merillon elencò puntigliosamente tutte le gare organizzate dal suo Comitato.
La cosa sconcertò molti organismi sportivi di altre nazioni e solo grazie al certosino lavoro di “ricucitura” svolto da De Coubertin le manifestazioni sportive collaterali all'Esposizione Universale non ricevettero il boicottaggio internazionale.
Il problema è che nel calendario sportivo c'era di tutto: prove per professionisti accanto a quelle per dilettanti, prove di sport molto “improbabili” accanto a quelle di sport ormai internazionalmente riconosciuti, prove che si disputarono separatamente perché alcuni atleti non gareggiavano di sabato o domenica per motivi religiosi.
Insomma un grande caos.
A districare questo guazzabuglio c'ha pensato l'Associazione internazionale degli storici olimpici che sulla base di criteri chiari ha individuato 18 sports e 95 gare (alcune anche femminili) che possono essere ricondotti all'Olimpiade di Parigi 1900. Il lavoro degli storici olimpici è stato poi quasi integralmente certificato dal CIO. Se l'organizzazione fu francamente imbarazzante rimane il fatto che alle gare “accettate” parteciparono oltre 1200 atleti (rispetto ai 245 di Atene), fra cui 22 donne (nessuna ad Atene, De Coubertin era contrario allo sport femminile), in rappresentanza di 24 nazioni.
Nel disastro, alla fine non andò poi così male!
Ma veniamo allo sport che ci interessa, il ciclismo.
Le competizioni ciclistiche si svolsero nell'arco di una settimana, dal 10 al 17 settembre, nel velodromo municipale di Vincennes, costruito per l'occasione e capace di ospitare 40mila spettatori.
In quella settimana furono organizzate una moltitudine di prove divise fra professionisti e dilettanti. E' possibile ricostruire quell'evento che ebbe grande successo di pubblico, grazie alle cronache pubblicate da “Le Velo”, quotidiano parigino diretto da Paul Giffard.
Le prove “riconosciute” sono tre. In realtà due più una.
Ci spieghiamo meglio: tutti riconoscono la gara di velocità sui 2mila metri – a cui si riferisce la foto - e la corsa dei 25 chilometri, mentre solo la revisione degli storici olimpici riconosce la Corsa a punti sui 5 chilometri.
La differenziazione ha la sua importanza perche la Corsa a punti fu vinta dall'italiano Enrico Brusoni. Naturalmente il CONI, Comitato olimpico nazionale italiano, riconosce la vittoria di Brusoni.
La corsa a punti (per i francesi: la Course des primes) si svolge il 15 settembre. Prendono il via in 13: 8 francesi fra cui il futuro vincitore del Tour de France Trousselier, tre italiani, Brusoni, Stratta e Colombo, e il tedesco Duill.
Vince facilmente Brusoni – che in precedenza aveva vinto anche la prova ad handicap non riconosciuta poi dal CIO come prova olimpica – che vince 5 dei 10 sprint previsti, fra cui l'ultimo che garantisce un punteggio maggiore. Secondo Duill, terzo Trousselier; Stratta è nono, Colombo 12esimo.
Sempre il 15 settembre si corre la gara dei 25 chilometri, dominata dai francesi che si piazzano ai primi tre posti con Bastie, Hildebrand e Daumien, arrivati nell'ordine. L'internazionalità di questa prova è garantita dallo statunitense Lake che rimane in testa fino al decimo chilometro ma poi, sofferente, si ritira.
La prova indubbiamente regina di quelle strane olimpiadi del ciclismo è la velocità su 2mila metri.
Le batterie si svolgono l'11 settembre. Vi partecipano 66 corridori, in gran parte francesi ma con rappresentati statunitensi, tedeschi, belgi, inglesi e italiani. Il migliore degli italiani è Restelli che il 13 settembre è eliminato in semifinale da Sanz.
La finale è vinta da Taillandier che nell'ultima curva supera Lake, che le cronache descrivono come infortunato, e taglia il traguardo prima di Sanz e Lake. Nella foto che immortala lo sprint si vede Taillandier con Sanz ad una macchina ormai rialzato.
Taillandier che pochi mesi prima aveva vinto il Gran Prix di Parigi è morto nel 1947, probabilmente senza sapere che la vittoria al Meeting de l'Esposizione gli valeva come titolo olimpico!
Non era il solo: quando nel 1941 Enrico Brusoni fu intervistato da “La Gazzetta dello Sport” ed elencò i suoi successi non citò neppure le vittorie di Parigi 1900. Brusoni è morto nel 1949.
Maurizio Zicanu
PS 1 Fernand Sanz era uno spagnolo naturalizzato francese. Ma non uno spagnolo qualsiasi: Fernand era figlio non riconosciuto del re di Spagna Alfonso XII e della cantante Elena Sanz. Oltre ad essere un buon velocista fu anche campione francese di boxe.
PS 2 Gli organizzatori del Meeting ciclistico di Vincennes inserirono fra le gare anche la sesta edizione del Bol d'or, una estenuante corsa di 24 ore dietro “allenatori” in tandem o triplette. Fra i dodici partenti anche due italiani, Maurice Garin, destinato a vincere il primo Tour de France e a diventare francese, e Rodolfo Muller, livornese emigrato a Parigi che invece francese non lo diventerà. Vince l'olandese Cordang che ha la meglio sull'inglese Walthers, costretto al ritiro. Muller si piazza settimo su otto arrivati. In 24 ore Cordang compie 956 km e 771 metri, Muller 739 km e 271 metri. Oggi diremmo: roba da pazzi!
PS 3 L'Esposizione Universale fu un successo enorme con 51 milioni di visitatori ma anche i Concorsi sportivi non andarono male con oltre 71mila partecipanti.
La foto è stata tratta dalla rete. Eventuali titolari di diritti lo segnalino: se lo desiderano inseriremo il loro nome oppure provvederemo a rimuoverla.
Questo articolo è stato redatto senza l'ausilio della IA.






