STORIA DI SETTIMIO SIMONINI CORRIDORE E PARTIGIANO

24-04-2026 / 24-06-2026 - La foto della settimana
La foto è stata scattata il 29 maggio 1938 al velodromo Vigorelli, arrivo dell’ultima tappa del Giro d’Italia. Originale in bianco e nero.

Al centro Settimio Simonini (1913 – 1986) vincitore della classifica dei raggruppati cioè dei corridori senza contratto con una “casa” partecipante al Giro e che gli organizzatori della “Gazzetta” avevano invitato e “raggruppato” in squadre create appositamente per disputare la grande corsa a tappe.

Simonini era stato inserito nel gruppo dell’U.S. Canelli, come Benente, secondo classificato nella generale dei raggruppati e che nella foto è il corridore alla sinistra di Simonini.

Il Giro del ’38 fu un po' particolare perche il regime fascista impedì a Gino Bartali, vincitore delle edizioni del ’36 e del ’37, di partecipare volendolo preservare per il Tour de France. Orfano del “Ginettaccio” il Giro fu vinto da Giovanni Valetti che precedette Ezio Cecchi, lo “scopino di Monsummano”, Severino Canavesi e proprio Simonini e Benente che fecero un ottimo Giro nonostante non avessero, in pratica, squadra.

Simonini era forte in salita – in carriera i suoi maggiori successi sono state le due vittorie al Giro dell’Appennino – ma soprattutto era molto regolare e quindi adatto alle corse a tappe: al Giro si piazzò per tre volte nei primi dieci e per due volte (’38 e ’39) vinse la classifica per la maglia bianca dei “raggruppati”.

Ma torniamo alla foto. Settimio, nato a Mocrone una frazione di Aulla, sfoggia la sua maglia bianca di vincitore fra i "raggruppati" che sul petto ha lo scudetto con il fascio Littorio. Simbolo che il regime mussoliniano aveva imposto agli organizzatori de “La Gazzetta dello Sport” che perfettamente allineati al fascismo avevano aderito con entusiasmo. Il fascio littorio faceva bella mostra di se anche sulla maglia rosa.

Probabilmente Settimio non poteva neppure immaginare che nel giro di pochi anni, autunno del ’43, avrebbe preso le armi in pugno per combattere quel simbolo e coloro che lo sostenevano.

La caduta del fascismo – 25 luglio - e l’armistizio – 8 settembre – spingono molti giovani verso le formazioni partigiane che si stavano costituendo nel centro-nord d’Italia. Fra questi giovani ci sono anche Simonini e il suo inseparabile amico Nello Olivieri, pure lui nativo di Mocrone.

Settimio e Nello prima sono fra gli organizzatori dei nuclei partigiani in Lunigiana ma poi si spostano in Valsesia dove diventeranno capi delle formazioni partigiane comuniste. Olivieri muore nel luglio 1944 in un’imboscata tesagli da fascisti travestiti da partigiani.

Simonini riprende a correre in bicicletta dopo la liberazione e nonostante l’età non più verde si toglie ancora qualche bella soddisfazione come il decimo posto al Lombardia del 1948, il terzo posto al Giro di Romandia a tappe, il sesto al Giro di Catalogna, sempre a tappe, e il 13esimo posto al Giro d’Italia del 1949, corsi con la “Frejus” dei fratelli Ghelfi a 36 anni di età.


PS 1 La breve avventura al Tour de France. Nel 1938 Simonini viene convocato fra i 12 “nazionali” che partecipano al Tour de France. Un premio meritato al suo ottimo Giro d’Italia. Su “L’Auto”, giornale organizzatore, del 5 luglio, giorno della partenza, Simonini viene dato con un peso di 68 kg per un’altezza di 167 cm. Le misure di Bartali sono 70 kg per 170 cm. Simonini non conclude il Tour perchè il 17 luglio dopo un ottimo sesto posto nella seconda semitappa – una cronometro vinta dal belga Vervaecke che rifila quasi tre minuti a Bartali e conquista la gialla – cade nella terza semitappa, arriva in ritardo e non riparte il 18 luglio. Simonini si stava comportando molto bene: nonostante la caduta era ancora 15esimo nella generale. Una vera sfortuna! Simonini non avrà più un’occasione del genere … anche se nel ’46 disputerà la “Ronde de France” una corsa a tappe organizzata in assenza del Tour, classificandosi 22esimo. Per la cronaca la “Ronde” è vinta dall’italiano Bresci.

PS 2 Uno degli ultimi “grigi” della Maino. Simonini nel ’38 non era un disoccupato. In realtà infatti aveva un contratto con la “Maino”, prestigiosa casa costruttrice di biciclette che aveva avuto nelle sue fila corridori del calibro di Girardengo e Guerra, tanto per citare solo i più noti. Dal ’37 però la società, in piene crisi, rinuncia a partecipare con una propria squadra al Giro d’Italia, mantenendo però sotto contratto alcuni corridori, fra cui, appunto, Simonini. La "Maino" fallisce nel ’39 anche se biciclette con il suo marchio continueranno ad essere costruite per lo meno fino agli anni ’70.

PS 3 Richard Menapace, corridore italo – austriaco. Nella foto il terzo corridore, quello alla destra di Simonini, è probabilmente Richard Menapace. La storia di questo atleta è particolare. Nonostante l’italianissimo cognome Richard nasce austriaco ma a causa dei mutamenti territoriali seguiti alla prima guerra mondiale si ritrova italiano. Probabilmente però è un italiano di madre lingua tedesca. Comunque sia, Menapace si mette in discreta luce prima come dilettante e poi come indipendente – una categoria “cuscinetto” fra prpfessionisti e dilettanti - tanto che nel ’38 gli organizzatori del Giro lo inseriscono nel “gruppo” del Dopolavoro Mater di Roma. Menapace si comporta bene è arriva terzo nella classifica dei raggruppati. Durante la guerra continua a gareggiare ma in una squadra tedesca, arrivando terzo al Giro del Lussemburgo del ’41. Dopo la guerra Menapace riprende come molti suoi coetanei a correre in bicicletta alternando le corse in Alto Adige a quelle in Austria. Nel ’49 approfittando di una opportunità concessa dagli accordi italo – austriaci opta per la nazionalità austriaca. Continua a correre e vince per due volte Giro di Austria e per una volta il campionato austriaco.


(Scheda curata da Maurizio Zicanu)


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Questo articolo è stato redatto senza l’ausilio della IA.