A PARIGI E IN FRANCIA LA BICI FA BENE
14-08-2026 / 14-10-2026 - SALVACICLISTI
Alcuni recenti fatti di cronaca – cronaca nera, perché di omicidi o di tentati omicidi si è trattato (*) – hanno riproposto il problema della sicurezza di chi va in bicicletta e il tema culturale e sociale dell'accettazione della presenza di biciclette sulla strada da parte degli automobilisti.
Recentemente a chi scrive queste righe è capitato di trascorrere qualche giorno a Parigi, metropoli bellissima che ha scelto di essere una città vivibile per gli utenti della bicicletta. Girando per la città si nota subito la presenza di un numero notevole di ciclisti e di piste ciclabili. Un panorama ben diverso da quello degli anni '80 del secolo scorso o dei primi anni duemila quando il traffico parigino era caotico e assolutamente predominante.
Sia ben chiaro: le auto e le moto ci sono sempre ma non dominano più, da padroni assoluti, il panorama urbano.
Tutto ciò non è avvenuto per caso: una maggiore consapevolezza da parte dei cittadini di voler vivere in una città non super inquinata e la presa di coscienza da parte di alcune categorie economiche sui vantaggi di rendere facile l'accesso alla città liberandolo dalla schiavitù delle auto sono due dei fattori che hanno spinto la “politica” a prendere alcune decisioni in favore dell'uso della bicicletta e dei mezzi pubblici.
Niente di particolarmente rivoluzionario, molta strada è ancora da fare, però in Francia, come nei paesi del Nord Europa, qualcosa si muove in meglio.
Non altrettanto possiamo dire per il nostro paese.
Pubblichiamo due interessanti contributi su cosa si è fatto in Francia.
Buona lettura.
(*) ci riferiamo all'episodio del gruppo di ciclisti investiti volontariamente a Lanzo Torinese il 9 agosto e al ciclista travolto e ucciso nel leccese da un pirata (poi scoperto) l'11 agosto.
Recentemente a chi scrive queste righe è capitato di trascorrere qualche giorno a Parigi, metropoli bellissima che ha scelto di essere una città vivibile per gli utenti della bicicletta. Girando per la città si nota subito la presenza di un numero notevole di ciclisti e di piste ciclabili. Un panorama ben diverso da quello degli anni '80 del secolo scorso o dei primi anni duemila quando il traffico parigino era caotico e assolutamente predominante.
Sia ben chiaro: le auto e le moto ci sono sempre ma non dominano più, da padroni assoluti, il panorama urbano.
Tutto ciò non è avvenuto per caso: una maggiore consapevolezza da parte dei cittadini di voler vivere in una città non super inquinata e la presa di coscienza da parte di alcune categorie economiche sui vantaggi di rendere facile l'accesso alla città liberandolo dalla schiavitù delle auto sono due dei fattori che hanno spinto la “politica” a prendere alcune decisioni in favore dell'uso della bicicletta e dei mezzi pubblici.
Niente di particolarmente rivoluzionario, molta strada è ancora da fare, però in Francia, come nei paesi del Nord Europa, qualcosa si muove in meglio.
Non altrettanto possiamo dire per il nostro paese.
Pubblichiamo due interessanti contributi su cosa si è fatto in Francia.
Buona lettura.
(*) ci riferiamo all'episodio del gruppo di ciclisti investiti volontariamente a Lanzo Torinese il 9 agosto e al ciclista travolto e ucciso nel leccese da un pirata (poi scoperto) l'11 agosto.
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