1989, Tour, gli otto secondi di LeMond

21-09-2026 / 21-11-2026 - La foto della settimana
La foto è scattata il 23 luglio 1989 nei giardini di Versailles dove sta per partire l’ultima tappa del Tour, la Versailles – Parigi, una cronometro di 24,5 chilometri. La foto immortala i due protagonisti assoluti del Tour, il francese Laurent Fignon in maglia gialla e l’americano Greg LeMond secondo in classifica, mentre si riscaldano prima del loro turno di partenza.
Si vede benissimo la bici di Fignon con ambedue le ruote lenticolari, quella anteriore leggermente più piccola di quella posteriore. LeMond invece ha scelto una ruota anteriore tradizionale. Si nota però che l’americano indossa il casco, mentre Fignon corre senza casco con il suo tradizionale codino che gli ha valso, assieme agli occhialini, il soprannome di “professore”. LeMond utilizza anche un ardito manubrio da triathlon con tanto di protesi molto appariscenti. La bici di Fignon invece ha il manubrio tradizionale.


Fignon è il beniamino dei tifosi francesi con quell’aria da bravo ragazzo di città capitato nel mondo del ciclismo quasi per caso. Classe 1960 aveva vinto i Tour ’83 e ’84 (siamo in piena era Hinault) ma poi non si era ripetuto fino proprio alla primavera 1989 quando vince il Giro davanti a Giupponi e all’americano Hampstein. Si presenta al Tour come uno dei due favoriti, l’altro è Delgado che nell’88 aveva vinto Tour (fra le polemiche) e Vuelta.

LeMond, classe 1961 e professionista dall’81, ha una storia segnata da un episodio che poteva costargli la vita. Passato professionista va subito forte e fra il 1983 e il 1985 fa due podi al Tour e due al Giro. Nel 1983 diventa campione del mondo, dopo che l’anno prima era stato fulminato da Saronni a Goodwood, e nel 1986 vince il Tour mettendosi alle spalle Hinault. Nell’aprile 1987 il terribile incidente di cui parlavamo durante una battuta di caccia al tacchino. LeMond vede la morte in faccia ma lentamente si riprende.

In quel 1989 si presenta al Giro: non va benissimo però fa secondo nell’ultima tappa a cronometro.

Il Tour dell’89 è combattutissimo fin dalla partenza. All’avvio del prologo, in Lussemburgo, il grande favorito, lo spagnolo Delgado, vincitore dell’edizione 1988, si presenta con quasi tre minuti di ritardo sulla linea di partenza. Non si è mai saputo il motivo del ritardo, qualcuno sussurra che ci sia dietro una questione di doping … ma sono solo voci.

Alla 5^ tappa, una lunghissima cronometro di 73 chilometri, LeMond fa il colpo doppio: tappa e gialla. L’americano tiene la testa della classifica fino ai Pinerei, 10^ tappa con arrivo a Superbagneres, dove la cede a Fignon ma la recupera alla 15^ tappa, un’altra cronometro in cui arriva solo quinto ma 47” prima di Fignon. A quel punto LeMond è in testa con 8” su Fignon e 3’34” su Delgado, partito ad handicap.

Fignon torna in giallo dopo la tappa con arrivo all’Alpe d’Huez, la n. 17, e la tiene fino a quell’ultima tappa fra Versailles e Parigi a cui arriva con 50” di vantaggio su LeMond.

Un vantaggio rassicurante, direte. Si e no, perchè Fignon è un ottimo cronomen ma alla vigilia alcuni ricordano come avesse perso il Giro 1984 proprio all’ultima tappa, una cronometro, battuto da Francesco Moser.

Certo LeMond non era Moser, però …

Il pronostico è tutto per Fignon. I commentatori prevedono una vittoria di LeMond con qualche secondo rosicchiato al francese. La cronometro è troppo breve per recuperare quasi un minuto di svantaggio, dicono in molti.

E invece …

A metà corsa, 12,2 km, LeMond ha già 21” di vantaggio che diventano 24” dopo 14 km e 29” dopo 16 km.

Gli addetti della squadra di Fignon, la “U sistem”, dislocati ad ogni chilometro del percorso, lo avvertono del disastro.

Al km 22 LeMond ha quasi recuperato tutto lo svantaggio, 48”, che diventano 58” all’arrivo, dopo 24,5 chilometri di corsa.

LeMond ha viaggiato ad una media strepitosa: 54,545 km/h. Fignon non è andato male perché si piazza terzo, dietro anche allo specialista francese delle brevi corse a cronometro Thierry Marie, arrivato a 33” da LeMond.

Delusione cocente quella di Fignon che vede anche svanire la doppietta Giro – Tour.

LeMond vincerà anche il Mondiale 1989 e il Tour del ’90, secondo Chiappucci, prima di iniziare a declinare. Laurent Fignon invece non si riprenderà dalla delusione e la sua carriera non avrà più sprazzi di rilievo


(MZ)

PS 1 tutti i commentatori concordano che la clamorosa rimonta di LeMond in quell’ultima tappa a cronometro fu dovuta ad un accurato - e avveniristico per i tempi - uso della tecnologia. Bici, manubrio e casco erano stati provati nella galleria del vento e diedero ottimi risultati. Oggi la bicicletta di LeMond con quell’enorme e orribile protesi sul manubrio fa sorridere ma nel 1989 era considerata rivoluzionaria. Fignon se la deve essere sognata nei suoi peggiori incubi …

PS 2 una leggenda del ciclismo narra che Fignon per anni non ha più voluto neppure vedere da lontano i Campi Elisi, sede di arrivo dell’ultima tappa del “maledetto” Tour 1989

PS 3 Pedro Delgado Robledo arrivò terzo nella generale a 3’34” da LeMond. Ne aveva persi 2’40” subito alla partenza del prologo, poi divenuti 2’48” all’arrivo. Se fosse partito regolarmente Delgado in quel prologo sarebbe arrivato 14” dietro il vincitore Breukink, olandese, e con 8” di svantaggio su LeMond e Fignon.

PS 4 Ma le disgrazie – o stranezze – per Delgado non finirono qui. Il giorno dopo quella cronometro con partenza “ritardata” erano previste due semitappe, la seconda delle quali era una cronometro a squadre di 46 chilometri. Ebbene ad un certo punto la Reynolds perse, letteralmente, il suo capitano Delgado. I corridori della squadra dovettero rallentare per aspettarlo. Una catastrofe. La Reynolds arriva ultima a 4’32” dalla prima, la U sistem di Fignon. Nella generale Delgado è 195esimo, penultimo, con oltre 7’ di ritardo da Fignon, terzo. Delgado si riprenderà - sulle Alpi e sui Pirenei va più forte di LeMond e Fignon - ma quella partenza disastrosa segnerà il suo Tour.

PS 5 in quel Tour si fece notare un giovane gregario di Delgado, Miguel Indurain, vincitore di una tappa pirenaica

PS 6 Il primo degli italiani a Parigi fu Gianni Bugno, al suo secondo Tour, undicesimo a 24’11” da LeMond





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Questo articolo è stato redatto senza l’ausilio della IA.