1961, il Giro di Pambianco e il panino di Anquetil
14-09-2026 / 14-11-2026 - La foto della settimana
La foto, probabilmente scattata durante la Vittorio Veneto – Trento, tappa dolomitica del Giro 1961, ci mostra il gruppetto dei migliori: in testa la maglia rosa Arnaldo Pambianco, con Van Looy e Anquetil che quasi lo affiancano. Dietro Imerio Massignan con Taccone a ruota. Ancora più indietro Guido Carlesi, affiancato dallo spagnolo Suarez e seguito dal campione d'Italia De Filippis. Il gruppetto è chiuso da due corridori della Gazzola, probabilmente il primo è il tedesco Junkermann. Dopo l'ammiraglia della Gazzola e due motociclisti si vede un uomo in maglia Faema, probabilmente Van Tongerloo. Dei migliori di quel Giro manca solo Charly Gaul, capitano della Gazzola ma il fatto che i due suoi compagni di squadra chiudano il gruppetto e la posizione dell'ammiraglia della Gazzola – che sembra sul punto di superare il gruppetto della maglia rosa – fanno pensare che il lussemburghese fosse in fuga. Azzardiamo l'ipotesi che fosse proprio Charly Gaul l'oggetto dello sguardo abbastanza preoccupato di Pambianco.
Il Giro 1961 è particolare perché deve celebrare i cento anni dell'unità d'Italia e quindi Torriani e i suoi collaboratori confezionano un giro tutto patriottico: partenza da Torino, prima capitale, tappe a Firenze e Roma, le altre capitali, tappe anche in Sicilia, naturalmente a Marsala, e Sardegna, tappa a Genova per celebrare la partenza dei Mille, tappe a Mentana e, ovviamente a Trieste. Il finale invece è tradizionale con arrivo al Vigorelli.
Insomma più che un Giro sembra un libro di storia.
Giro del centenario e Giro vinto da un italiano? Mica semplice. I grandi favoriti sono Anquetil, francese, secondo nel '59 e vincitore nel '60, e Gaul, lussemburghese, vincitore nel '56 e nel '59 e terzo nel '60. Ci sono anche altri stranieri fra i candidati per lo meno al podio: lo spagnolo Suarez, primo alla Vuelta 1959, il tedesco Junkermann, che corre nella Gazzola con Gaul, il belga Van Looy, campione del mondo. C'è anche lo scalatore spagnolo Bahamontes.
Gli italiani devono rinunciare a Gastone Nencini, il più titolato con nel palmares il Tour 1960 e il Giro 1957. Il mugellano è però reduce da un brutto incidente durante la Tolone – Roma, breve corsa a tappe. In pratica non si riprenderà più e la sua carriera non si arricchirà di altri successi.
Ci sono invece Graziano Battistini, secondo al Tour 1960, Guido Carlesi, detto “Coppino”, due scalatori come Imerio Massignan e il giovane e rampante Vito Taccone, Ercole Baldini, Nino Defilippis, campione italiano, Angelo Conterno e il debuttante Vittorio Adorni. Un po' poco per impensierire il “giovane” Anquetil e il “vecchio” Gaul.
Per la verità ci sono anche altri italiani di un certo nome: Balmamion, Favero, Brugnami e Pambianco, giovane capitano della “Fides”, in pratica la seconda squadra della ”Ignis” di Poblet. Pambianco era arrivato buon settimo al Tour 1960 e in primavera aveva vinto la Milano – Torino dove aveva anticipato di 12” un gruppetto con Carlesi secondo e Nencini terzo.
Il 10 maggio il via: partono da Torino in 170, 121 italiani e 49 stranieri.
Poblet vince la prima tappa, un circuito di un centinaio di chilometri a Torino, e anche la seconda tappa e veste la rosa che tiene fino alla 7^ tappa, la Reggio Calabria – Cosenza, quando la passa allo scalatore spagnolo Suarez vincitore di giornata che stacca il gruppetto dei migliori di 1'52”. Suarez perde subito la rosa in favore del gregario di Van Looy, Van Tongerloo, che indovina la fuga buona che arriva 8' prima del gruppo.
Van Tongerloo è un corridore modesto – in carriera vincerà solo qualche corsa minore – però nella cronometro fra Taranto e Bari arriva secondo, perde “solo” 2'52” dal vincitore Anquetil, e salva la maglia.
Nella tappa con arrivo a Potenza, la n. 10, vince Vito Taccone, alla sua prima vittoria al Giro, e Anquetil veste la rosa con 56” su Suarez, 2'34” su Balmamion e 2'59” su Junkermann. Van Looy è ottavo a 3'47”, Pambianco nono a 5'15” e Gaul decimo a 5'45”.
Sembra che il Giro sia indirizzato secondo pronostico anche se tutti si aspettano gli attacchi di Gaul sulle montagne.
Non sarà così.
A Teano, 31 maggio, tappa n. 11, arriva un folto gruppo che ha staccato il gruppo maglia rosa di 2'59”. Balmamion e Bahamontes perdono quasi 20'. Vince Chiodini e del gruppo fanno parte Carlesi, che aveva sferrato l'attacco decisivo, Massignan, Pambianco, Brugnami e Coletto. Pambianco passa al 4° posto della generale a 2'16” da Anquetil, Carlesi è 9° e Brugnami 10°. Gaul ora è solo 11°.
Il giorno successivo, 1 giugno, si arriva a Roma. Vince Giusti che batte in volata un gruppo di sei, seguiti a 2'09” da un terzetto con Pambianco – ancora all'attacco - che anticipa il gruppo che giunge a 3'07”. Pambianco passa quindi al 3° posto nella generale a 1'18” da Anquetil che mostra di non essere brillantissimo. Il 2 giugno si arriva a Castelfidardo. Vince Van Looy che precede il gruppetto dei migliori con Suarez secondo, Carlesi terzo, Anquetil ottavo, Gaul nono e Pambianco decimo.
Il 3 giugno mentre Krushov e Kennedy discutono per tre ore in un “faccia a faccia” a Vienna e il mondo sta con il fiato sospeso, il Giro arriva alla svolta decisiva.
Tappa Ancona – Firenze, 250 chilometri con una sola salita difficile, il Muraglione. Non succede nulla fino ad una trentina di chilometri dal traguardo precisamente nella discesa del Muraglione, dove era passato primo Vito Taccone, alla ricerca dei punti per il GPM.
Ecco, mentre i corridori affrontano la discesa si scatena un vero uragano che fa diventare la strada viscida e pericolosissima.
Lasciamo la parola a Gigi Bocassini, inviato de “La Stampa”: “Come terminò il tratto più ripido, due uomini comandavano la pazza galoppata, due uomini della squadra di Fiorenzo Magni, Carlesi e Ciampi, ed Anquetil insieme con Massignan e Conterno li tallonava a cento metri. La situazione cambiava di chilometro in chilometro, nel succedersi ininterrotto dei colpi di scena. Prima, su Anquetil, Massignan e Conterno, piombarono Pambianco, Gaul, Fontana, Garau, poi Van Looy, Bampi, Pellegrini e Mazzacurati vennero ad infoltire i ranghi degli inseguitori di Ciampi e di Carlesi, quindi si aggiunsero Brugnami, Junkermann, Mas, Ernzer ed Assirelli. Di colpo, cedette Carlesi, Ciampi restò solo a combattere la sua disperata battaglia contro il maltempo. L'ex-capostazione toscano era al comando, alle sue spalle si formava una pattuglia forte di una trentina di elementi, dai quali, durante un nuovo rovescio d'acqua più violento degli altri, schizzarono via Pambianco, Fontana, Boni, Giusti, Liviero e Bampi. Anquetil, lì per lì, probabilmente non si accorse che, tra i fuggitivi, pedalava con sorprendente energia uno dei suoi rivali più temibili. Dopo pochi attimi, però, scattò l'allarme e la Maglia rosa fu pronta ad inseguire. La lotta si equilibrò in una incertezza appassionante, il vantaggio di chi scappava, a 20 km. da Firenze, era di un minuto, a 15 era calato a 55", a 10 era aumentato à 1'10”". Anquetil cercava degli alleati, davanti a lui, Pambianco trovava intanto valido aiuto in quasi tutti i componenti del drappello dei fuggitivi, mentre invece non erano molti i corridori disposti a dar man forte al francese. Il varco tra i due plotoni di testa aumentò, salì sino a sfiorare i due minuti, per scendere leggermente attraverso le strade di Firenze. Per riuscire nel colpo, Pambianco avrebbe dovuto precedere Anquetil di almeno 1'19" sul traguardo dello Stadio Comunale, sui cui spalti, nel frattempo, gli incalzanti annunci dello speaker avevano creato un'atmosfera di tesa suspense. Irruppero i sette e il pubblico scattò in un urlo selvaggio. La volata, facilmente vinta da Ciampi, non ebbe presa sulla folla. Tutti gli occhi erano puntati sull'ingresso dello Stadio, li dove cominciava la pista, i secondi passavano lenti, troppo lenti quasi. Pambianco tagliò il traguardo al piccolo trotto, stremato dallo sforzo. Un minuto, un minuto e cinque, un minuto e dieci, un minuto e quindici, un minuto e venti. Il romagnolo era accanto a noi, sulla tribunetta della radio e della tv. Un sorriso dolcissimo venne ad illuminare il suo volto, splanandone le rughe profonde della fatica. Pambianco disse con la voce che gli tremava <è' fatta!> e scomparve tra gli abbracci. Entrava il gruppo della Maglia rosa, con Suarez, Massignan, Van Looy e Gaul, staccato di 1'42”, Pambianco era nuovo leader per 24", i tifosi erano liberi di lasciarsi prender la mano dal più travolgente degli entusiasmi.” (“La Stampa”, 4 giugno)
Questa descrizione, un po' lunga ma molto bella, racchiude tutto quel Giro.
Non che nelle tappe successive non sia accaduto niente. Prima la tappa dolomitica poi lo Stelvio – non il Gavia, cancellato per maltempo – in cui Pambianco arriva secondo dietro Gaul, staccando di nuovo Anquetil e legittimando la sua maglia rosa. Ma, lo ripetiamo, il Giro si era deciso in quelle tappe nell'Italia centrale e, ancora di più, in quegli ultimi 30 chilometri prima di Firenze.
A questo punto dobbiamo raccontare del panino di Anquetil, una delle tante leggende che rendono ancora più affascinante la storia del ciclismo. Si narra che Pambianco decide di attaccare con decisione quando vede Jacques Anquetil estrarre dalle tasche della sua maglia un panino e mangiarlo insieme alla carta che lo avvolgeva. La mancanza di lucidità – o la crisi di fame – di Anquetil spinsero Pambianco all'attacco che gli fece vincere il Giro.
Sarà vero? Chissà …
Per la cronaca questa la classifica finale:
1.Arnaldo Pambianco (Fides) 111hr 25min 28sec
2.Jacques Anquetil (Fynsec-Helyett) a 3min 45sec
3.Antonio Suárez (EMI) a 4min 17sec
4.Charly Gaul (Gazzola) a 4min 22sec
5.Guido Carlesi (Philco) a 8min 8sec
6.Hans Junkermann (Gazzola) a 12min 25sec
7.Rik van Looy (Faema) a 12min 38sec
8.Guillaume van Tongerloo (Faema) a 14min 18sec
9.Carlo Brugnami (Torpado) a 16min 5sec
10.Nino Defilippis (Carpano) a 16min 23sec
(MZ)
PS 1 Arnaldo Pambianco non si ripeterà più su certi livelli. Nel prosieguo della carriera, chiusa nel '66, solo una vittoria, quella di una tappa al Giro 1963.
PS 2 Anquetil si rifarà al Tour, vinto con una certa facilità. Quella del '61 fu la prima di quattro vittorie consecutive. Al Giro Anquetil tornerà nel 1964, vincendolo, mentre nel '66 ‘ nel '67, ormai agli sgoccioli della carriera, si piazzerà terzo.
PS 3 Il Tour del '61 fu il capolavoro di Guido Carlesi. Iniziato piuttosto in sordina e fra lo scetticismo generale, quel Tour proseguì con due vittorie di tappa e si concluse con il clamoroso blitz poco fuori il “Parco dei principi”, orchestrato assieme all'amico e compaesano Roberto Falaschi, che portò “Coppino” al secondo posto della generale, sopravanzando Gaul di appena 2 secondi. Abbiamo raccontato quel magnifico Tour qui
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Questo articolo è stato redatto senza l'ausilio della IA.