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1904, IL PAUROSO “VOLO” DI GERBI AI MONDIALI SU PISTA DI LONDRA

07-09-2026 / 07-11-2026 - La foto della settimana

Londra, 3 settembre 1904, mondiali su pista: la foto immortala la “griglia” di partenza di una delle quattro gare in programma, la 100 chilometri dietro motori. Il secondo da destra è il rappresentante italiano, Giovanni Gerbi, il futuro mitico “Diavolo rosso”.

I mondiali sono organizzati dall’U.C.I., Unione ciclistica internazionale, che dal 1900 ha sostituito l’I.C.A., International cycling association, alla guida del movimento ciclistico.

Le gare in programma sono quattro: velocità, professionisti e dilettanti, 100 chilometri dietro motori, professionisti e dilettanti. I misogini dirigenti dell’U.C.I. non prendono nemmeno in considerazione di far gareggiare le donne. Non sia mai!

Gli italiani presenti oltre a Gerbi sono il campione italiano di velocità professionisti, Pietro Bixio, e il campione italiano di mezzofondo dietro motori dilettanti, Giuseppe Nuvolari.

Non sappiamo perche l’U.V.I., Unione velocipedistica italiana, abbia scelto Gerbi visto che il 4 giugno ad Alessandria il campionato italiano professionisti di mezzofondo era stato vinto da Giosuè Giuppone.

L’U.V.I. mette comunque a disposizione di Gerbi Brambilla, uno dei più validi “allenatori” su motociclette di quegli anni.

Giovanni Gerbi (1885 – 1954) è stato il primo grande personaggio del ciclismo italiano: corridore fortissimo fu anche un personalità discussa e discutibile considerati gli episodi di scarsa sportività – chiamiamola così! - di cui fu protagonista durante la sua carriera agonistica.

Passato professionista nel 1903, quindi appena diciottenne, comincia subito a vincere e, terminata la stagione su strada, passa alla pista. Assolutamente negato per la velocità prova il mezzofondo dietro motori, esordendo con una vittoria nel velodromo milanese del trotter. Nel 1904 cerca fortuna in Francia, decimo alla Bordeaux – Parigi e poi costretto al ritiro al Tour a causa delle “botte” ricevute dai sostenitori di Faure durante la secondo tappa. Tornato in Italia si ritira nella Gran Fondo – la Seicento vinta da Brusoni.

Accetta però l’offerta di difendere i colori italiani in una corsa di grande prestigio come il campionato mondiale di mezzofondo, in programma al velodromo Crystal Palace di Londra.

I suoi avversari sono tutti molto esperti, però a parte l’americano Robert Walthour, non sono dei “fenomeni”: il francese Cesar Simar, il belga Arthur Vanderstuift, il danese Hansen e lo svizzero Edmond Audemars, campione del mondo mezzofondo dilettanti nel 1903.

Torniamo alla foto: il primo da destra è Walthour, poi Gerbi, Vanderstuift, Hansen, Simar e Audemars. Si noti la grande dimensione della corona anteriore delle biciclette di Walthour e Gerbi e le ruote anteriori più piccole di quelle posteriori. Erano caratteristiche delle biciclette degli stayers (mezzofondisti su pista).

Gerbi indossa, sembra, la sua classica maglia rossa. D’altra parte l’U.V.I., come tutte le altre federazioni sportive italiane, non ha ancora adottato le maglie azzurre con lo stemma sabaudo.

Passiamo alla cronaca della corsa.

La mattina del 3 settembre a Londra piove ma nel pomeriggio i commissari decidono che la pista in legno è asciutta e si può gareggiare.

Nonostante il tempo incerto gli spettatori sono circa 7mila, compresi la trentina di delegati al congresso dell’U.C.I. che si tiene in contemporanea ai mondiali.

Le gare d’apertura sono le batterie della velocità dilettanti.

Poi tocca ai mezzofondisti.

Al via Walthour e Simar prendono la testa. Gerbi, incredibilmente, compie i primi chilometri senza “allenatore” e rimane mestamente in coda al gruppetto. All’ottavo chilometro la motocicletta di Brambilla entra in pista e Gerbi recupera. Mentre Hansen si ritira quasi subito, Walthour e Simar si alternano al comando.

La pista del Crystal Palace è molto lunga, 500 metri, ma le curve hanno una sopraelevazione modesta e quindi i corridori non possono prendere una grande velocità.

La corsa comunque è spettacolare e americano e francese si alternano al comando anche perche le piccole motociclette degli “allenatori” subiscono diverse avarie che rallentano i concorrenti.

Ai 50 chilometri, metà corsa, Walthour è in testa con circa 500 metri, un giro, di vantaggio su Simar che subisce i guasti della moto del suo “allenatore”. Seguono Vanderstuift e Gerbi, mentre anche Audemars si è ritirato

Dopo un’ora e 15 minuti Walthour è ancora in testa con 50 miglia percorse, davanti a Simar, 48 miglia, tallonato da vicino da Gerbi, 47 miglia e 1/3.

Gerbi, sembra, riesce a passare il francese ma è vittima di un pauroso incidente: “Brambilla attende il momento propizio per portare l'attacco decisivo [a Walthour ndc] e rallenta un attimo, provocando l'immediata sfuriata del Diavolo Rosso che si volta preoccupato a controllare Simar che a sua volta sta tentando il tutto per tutto ed è in chiara rimonta. Ma, a seguito di questa sua avventata manovra, Giovanni si deconcentra e perde contatto con il rullo della moto; accelera quindi furiosamente per riaccodarsi ma nella foga addirittura sopravanza il rullo stesso. In un attimo si verifica un fatale sbandamento: l'estremità del rullo va a conficcarsi nella ruota anteriore della bici di Gerbi che perde l'equilibrio e cade rovinosamente a terra. Il suo capitombolo è spettacolare: il Diavolo Rosso viene letteralmente catapultato sulla pista mentre viaggia a 70 all'ora. L'impatto è tremendo: Gerbi rimane esanime al suolo, sanguinante, ferito alla testa, alle gambe ed alle braccia, svenuto, non dà segni di vita. “ (1)

Intanto Walthour si laurea campione del mondo davanti a Simar e a Vanderstuift. L’americano ha impiegato un’ora e 33 minuti per compiere 100 chilometri, tenendo una media di 64,5 km/h.

Gerbi è trasportato all’ospedale e si teme, a ragione, per la sua vita.

Dopo cinque giorni di coma si riprenderà benissimo tanto che nel 1905 riprova a partecipare a gare di mezzofondo su pista andando però incontro ad un nuovo incidente durante il campionato italiano che si corre sulla pista della sua città, Asti, incidente che lo costringe ad una nuova sosta. Anche questa volta si riprende – altrimenti che “diavolo” sarebbe stato! – tanto da vincere la Corsa nazionale e la prima edizione del Giro di Lombardia.


Maurizio Zicanu



PS 1 Giovanni Gerbi si ritira dalle corse nel 1912, ad appena 27 anni di età, apre un’officina a Milano e comincia a costruire biciclette. La sua passione lo porta però a rientrare nel gruppo dei professionisti nel 1933, a quasi 48 anni, quando si iscrive al Giro d’Italia. Lo termina ma fuori classifica perché finito fuori tempo massimo al termine dell’8^ tappa. Continua a correre nella categoria veterani e nel 1942 risulta fra gli iscritti al campionato italiano veterani, categoria “anziani”. Insieme a lui spicca il nome di un altro vecchio campione, Lauro Bordin.



PS 2 Quarantotto ore dopo aver vinto il mondiale a Londra Robert Bobby Walthour partecipa sulla pista del velodromo parigino del Parco dei Principi ad una corsa di un’ora dietro motori in cui batte nettamente gli assi francesi Brecy, Champion – il futuro inventore e industriale – e Bruni. Walthour si conferma campione del mondo di mezzofondo anche nel 1905 a Bruxelles ma nel 1907 subisce un grave incidente e la sua carriera non sarà più quella di prima.



PS 3 Il mondiale di Londra non fu particolarmente fortunato per gli italiani. Gerbi, lo abbiamo visto, cadde rovinosamente, Nuvolari non concluse la prova del mezzofondo dilettanti mentre Pietro Bixio fu eliminato nella semifinale della velocità professionisti dall’americano Lawson, che poi vincerà la finale a tre battendo il danese Ellegard, secondo, e il tedesco Mayer, terzo.



PS 4 l’incidente a Gerbi che lasciò senza fiato i 7mila spettatori del velodromo, non ebbe conseguenze gravi ma gli annali riportano per il 1904 ben sei incidenti mortali a ciclisti impegnati in gare su pista dietro motori. Fra le vittime il francese Paul Dangla, detentore del record del mondo dell’ora dietro moto, l’inglese Jimmy Michael e il francese Bercy.



(1) Scheda sull’avventura di Gerbi ai mondiali di Londra 1904 pubblicata sul sito Museo del ciclismo: https://www.museociclismo.it/content/articoli/1460-Giovanni-Gerbi-ai-Campionati-del-Mondo-stayer-1904/index.html



Fonti:

Quotidiani:”La Stampa”, “L’Auto”, “Le Velo”, “Le Matin”, ”XX siecle”, “Le Patriote”

Campionati mondiali ciclismo su pista UCI di Londra 1904, https://grokipedia.com/page/1904_uci_track_cycling_world_championships

Giovanni Gerbi, il Diavolo Rosso. Ostinato, innovatore, perfezionista, furbo. Un mito, https://troppebici.wordpress.com/2015/03/26/bici-corsa-gerbi-diavolo-rosso/

Giovanni Gerbi, il diavolo rosso, https://www.cicloweb.it/news/246163082758/ciclisti-di-versi-giovanni-gerbi

Cuore, polmoni, gambe. Corre la Leggenda del Diavolo Rosso, https://archivio.astigiani.it/cuore-polmoni-gambe-corre-la-leggenda-del-diavolo-rosso/



La Foto di copertina è tratta dal citato articolo: “Cuore, polmoni e gambe. Corre la Leggenda del Diavolo Rosso”.

Questo articolo è stato redatto senza l’ausilio della IA.