La foto mostra un momento di una trasmissione popolarissima: il “processo alla tappa” di Sergio Zavoli. Negli anni '60 gli appassionati di ciclismo che seguivano alla televisione le fasi conclusive della tappa del Giro d'Italia rimanevano poi incollati al “piccolo schermo” per vedere questa rubrica in cui giornalisti, corridori e addetti ai lavori in genere commentavano la tappa e il Giro.
Zavoli, grande giornalista, seppe innovare la trasmissione sportiva. Se le telecronache di Adriano De Zan avevano il merito di mantenere viva l'attenzione del telespettatore per la sua conoscenza approfondita del mondo del ciclismo professionistico – “Se De Zan passa sotto casa vostra e vi vede andare in bicicletta – raccontava un famoso comico degli anni '70 – state tranquilli che riconosce anche voi!” – Zavoli teneva incollati gli spettatori per la mezzoretta successiva alla fine della tappa grazie alla sua capacità di coinvolgere i protagonisti diretti, i ciclisti, non in modo scandalistico ma facendo emergere i loro tratti caratteriali. Si pensi ad un personaggio come Vito Taccone, campione ciclista come pochi ma anche personalità discussa e discutibile.
Zavoli è rimasto famoso per le sue interviste in corsa ai fuggitivi di giornata, quasi sempre gregari in “libera uscita” destinati ad essere ripresi prima del traguardo. E' rimasta famosa – anche perché la si ritrova ancora oggi in rete - l'intervista a Lievore durante una fuga finita naturalmente male, ma noi ne ricordiamo un'altra quella a Roberto Ballini, livornese, anche lui in fuga solitaria e anche lui ripreso prima dell'arrivo. Zavoli si avvicinò più volte a Ballini, anche quando il corridore livornese iniziava a “non averne più”. La nostra impressione - ce lo ricordiamo bene - è che Ballini per educazione continuasse a rispondere alle domande del giornalista anche se probabilmente lo avrebbe mandato volentieri a quel paese.
Zavoli lo ammise molti anni dopo: per esigenze televisive “martirizzava” i ciclisti, lui comodamente seduto in auto o in moto, loro a faticare sui pedali.
Sergio Zavoli ha fatto molto per il ciclismo, valorizzando anche i personaggi “minori”, i “gregari”, ma questi hanno fatto molto per Zavoli perché molta della sua notorietà di quegli anni la doveva proprio a loro. (MZ)
PS: nella foto da sinistra: Valdemaro Bartolozzi, D.S. della Filotex, non identificato della Germanvox Wega, Gastone Nencini, D.S. della Max Meyer, giornalista non identificato, Sergio Zavoli, giornalista non identificato, non identificato, Aldo Moser, corridore della G.B.C.
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