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1927 IL "FAIR PLAY" DI DOMENICO PIEMONTESI

09-03-2026 / 09-05-2026 - La foto della settimana

Questa foto, lo si legge nella didascalia, risale al 1929: siamo al Giro e la Cosenza – Salerno è la tappa n. 6.
Sulla “pista in terra battuta”, probabilmente un ippodromo, Binda ha lanciato lo sprint anticipando Domenico Piemontesi e Adriano Zanaga, un buon corridore ma non un vincente. Arriveranno nell’ordine. Binda è già in testa alla “generale” e ci rimarrà fino a Milano. Su 14 tappe del Giro, Binda ne vince 9. Non un record perché nel ’26 ne aveva vinte 12 su 14.

Nel 1930, gli organizzatori del Giro lo pagheranno per non partecipare.

Il secondo arrivato in quella tappa è Domenico Piemontesi, un gran bel corridore che ha avuto la sfortuna di nascere nel momento sbagliato avendo dovuto correre prima contro Girardengo, poi contro Binda e infine contro Guerra. Nonostante tutto è riuscito vincere un Giro di Lombardia, undici tappe al Giro dove si è piazzato secondo nel ’29 e terzo nel ’33, una Tre Valli Varesine, un Giro dell’Emilia, un bronzo ai mondiali del ’27 dietro Binda e Girardengo, e il Giro di Sassonia.


Ma nel 1927 Piemontesi è stato, forse, uno degli inventori del “fair play” nel ciclismo, quella regola non scritta, oggi adottata un po' da tutti, per cui non si attacca un avversario colpito dalla malasorte.

4 settembre 1927, Giro dell’Emilia. Domenico Piemontesi e Alfredo Binda si sono liberati di tutti gli avversari è stanno pedalando verso Bologna per giocarsi la vittoria. Tutti i giornalisti al seguito sono convinti che Binda, fresco campione del mondo e dotato di uno spunto veloce che Piemontesi non ha, vincerà facilmente. A pochi chilometri da Bologna colpo di scena: la catena della bici di Binda esce dall’ingranaggio. Tutti pensano che Piemontesi approfitterà dell’incidente per involarsi verso il traguardo. D’altra parte era normale fare così. Invece Piemontesi rallenta, procede a passo d’uomo fino a che Binda, risistemata la catena, lo raggiunge. A questo punto Binda sembra avere la vittoria in tasca ma a 500 metri dal traguardo subisce un nuovo “salto della catena” e questa volta Piemontesi fila verso la insperata vittoria.

Un premio, meritato, al suo “fair play”.



PS Fra il 1927 e il 1929, anni in cui il Giro d’Italia è dominato da Alfredo Binda che comunque aveva già vinto l’edizione del ’26 , Domenico Piemontesi inanella una serie impressionante di secondi posti: per 11 volte Piemontesi arriva secondo dietro Binda. Nonostante questa serie di “posti d’onore”per ben sette volte riesce a batterlo. E arrivare prima di Binda in una tappa del Giro in quegli anni era una impresa riuscita a pochi. Fra il ’27 e il ’29 Binda vince 28 tappe su 40. Binda quando non vince arriva per sette volte secondo. (MZ)



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