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1945: LA PRIMAVERA ROMANA DI FAUSTO COPPI

09-02-2026 / 09-04-2026 - La foto della settimana

La figura di Fausto Coppi, il “campionissimo”, è legata alla maglia bianco-celeste della “Bianchi”: “Un uomo solo al comando, la sua maglia è bianco-celeste, il suo nome è Fausto Coppi” così il radiocronista Mario Ferretti iniziò la diretta in occasione della Cuneo – Pinerolo, tappa del Giro 1949, una delle imprese più straordinarie della storia del ciclismo.

Coppi, però, non corse solo nella “Bianchi”: dal '40 al '43 portò la maglia della “Legnano” e alla fine della carriera indossò quelle della “Carpano” e della “Tricofilina”.

Pochi sanno però che Coppi nel '45 corse per una piccola squadra romana, la “Nulli”, che lo aiutò a riprendere l'attività ciclistica.

Catturato dagli inglesi in Tunisia nel maggio '43, Coppi viene trasferito nei campi di prigionia nord africani. Gli inglesi non trattano male i prigionieri italiani e Coppi ha anche la possibilità di frequentare un corso di autista. Grazie a quel corso può rientrare in Italia l'11 novembre 1944 dove è dichiarato “cooperante” perché si è schierato dalla parte degli alleati e del governo Badoglio contro i nazifascisti.

Coppi in quei mesi ha un incarico preciso: autista tuttofare di un ufficiale inglese della RAF di stanza a Caserta, dove gli alleati hanno posto il loro quartier generale.

Il 7 dicembre “Il Corriere dello Sport” – nuovo nome del quotidiano sportivo fascista “Il Littoriale” – pubblica la notizia che Coppi è tornato in Italia.

Naturalmente Coppi vorrebbe allenarsi ma non ha bicicletta. Grazie ad un giovane giornalista napoletano, Gino Palumbo (che poi diventerà direttore de “La Gazzetta dello Sport”) riesce ad avere una bici da corsa, addirittura una “Legnano”, fornitagli da un falegname di Somma Vesuviana, ex dilettante. Le misure non sono le sue ma poco importa.

A mettere in contatto Coppi con l'imprenditore romano Edmondo Nulli, giovane e intraprendente costruttore di biciclette da corsa, è Pietro Chiappini, toscano trapiantato a Roma e corridore della “Legnano”. Nulli chiede a Coppi se è interessato a tesserarsi con la sua società e con la sezione ciclistica della S.S. Lazio. Il 9 gennaio 1945 Coppi accetta e firma il contratto con la “Nulli” anche perché la “Legnano” non si è fatta viva e si è rifiutata di fornirgli una bicicletta ufficiale.

Il 2 aprile Coppi esordisce a Roma con la maglia arancione della “Nulli” in una “americana” al Motovelodromo “Appio” in coppia con Chiappini. I due vecchi amici arrivano quarti. Vince la coppia Ricci (campione italiano in carica) - Bertocchi.

Il 25 aprile l'Italia finalmente è liberata dai nazisti e dai loro complici della Repubblica di Salò.

Prima di ricominciare a correre in bicicletta a tempo pieno Fausto però vuol tornare a casa dove lo aspettano i suoi familiari e la fidanzata. Lo fa a maggio al termine di un viaggio avventuroso, fatto un po' in bici e un po' in camion. Durante il viaggio, di cui si sa poco, sembra che Coppi pernotti a Livorno, ospite di un tifoso che lo aveva riconosciuto mentre pedalava sull'Aurelia e lo aveva caricato sul suo furgone.

Rigenerato dalla sia pur breve visita in Piemonte, Coppi torna a Roma dove il 27 maggio partecipa alla Coppa Salvioni. Fausto arriva primo precedendo, pensate un po', Gino Bartali, pure lui tornato a correre. Coppi vince lo sprint a cinque superando Bartali negli ultimi 100 metri. Seguono Bertocchi, Leoni e Spadolini.

Coppi è tornato.

Fausto viene beffato al Giro del Lazio da Zoarino Guidi che indovina la fuga buona a cui i “grandi” danno troppo spazio ma vince in solitaria la Coppa Candelotti davanti a Sergio Maggini e Toccaceli.

Un particolare curioso: Coppi è stato raggiunto a Roma dal fratello Serse, ancora dilettante, che spesso corre con la maglia rosa vinta da Fausto nel Giro 1940. Siccome però quella maglia portava in bella evidenza il fascio littorio, i dirigenti della S.S. Lazio pensano bene di cucire sopra l'ormai scomodo simbolo fascista lo stemma della società laziale.

Il 30 giugno, poco dopo aver vinto la Coppa Candelotti, Fausto Coppi lascia Roma per correre al nord dove l'attività ciclistica sta riprendendo. Per tutto il '45 correrà con la maglia arancione di quella piccola società romana, la “Nulli”, mentre nel '46 passerà alla “Bianchi”. Ma questa è un'altra storia …. (M.Z.)

Questo articolo è stato redatto sulla base delle informazioni contenute nel bel libro “Coppi 1945: una primavera a Roma” di Giampietro Petrucci e Fausto Bellisario, Edizioni Eraclea, 2019.


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