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2 gennaio 1940: i nazisti uccidono Albert Richter, il campione che seppe dire NO

29-12-2025 / 01-03-2026 - La foto della settimana

Questa foto risale al 10 agosto 1935. In primo piano il velocista tedesco Albert Richter mentre effettua un “surplace”, tipica posizione dei velocisti di ogni epoca per farsi superare dall'avversario. In secondo piano l'australiano Eddie Smith. Sono le batterie eliminatorie del campionato del mondo che si sta svolgendo al velodromo Heysel di Bruxelles. Richter vincerà facilmente il confronto con l'australiano e passerà agli ottavi di finale dove supererà il belga Ariet. Successivamente si sbarazzerà dei francesi Fasceaux ai quarti e Michard in semifinale.

In finale, l'11 agosto davanti a 40mila spettatori, Richter affronta il belga Jeff Scherens. Scherens è il l'idolo degli sportivi belgi e il campione in carica avendo vinto gli ultimi tre mondiali. Si tratta di una sorta di rivincita perché la finale del '35 ripete quella del '34 a Lipsia. Nella prima prova Richter è sorteggiato in testa e vince nettamente fra lo sconforto del pubblico. Nella seconda Scherens con la forza della disperazione riesce rimontare Richter e a vincere per pochi centimetri. Nella terza e decisiva prova Richter parte in testa ma dopo l'ultima curva si allarga e permette al belga di superarlo agevolmente e confermarsi campione del mondo per la quarta volta consecutiva. “Ho corso la prova decisiva come un dilettante” commenta amaramente Richter.

I due però sono amici e si stringono la mano: non possono immaginare la tragedia che si abbatterà su Albert Richter di li a pochi anni.

Il 2 gennaio 1940 Albert Richter muore in una cella del carcere di Lorrach al confine fra Germania e Svizzera. Richter era stato prelevato dal treno che lo doveva condurre a Zurigo e arrestato perché accusato di contrabbando di denaro.

Le versioni delle autorità naziste sulle cause della morte sono contraddittorie - alla fine si sostiene il “suicidio” - ma in realtà nascondono una verità scomoda per il regime hitleriano: Richter, notoriamente anti-nazista, era stato ucciso, probabilmente sotto tortura, dalla Gestapo, la polizia politica del regime. Richter cercava di riparare all'estero per evitare l'arruolamento e forse era stato tradito da un suo compagno di nazionale a cui aveva confidato che non avrebbe mai combattuto contro i suoi amici francesi.

Ma chi era Albert Richter? Un campione ciclista che non si era voluto piegare al nazismo.

Classe 1912 ad appena vent'anni si era laureato campione mondiale dilettanti a Roma. Passato professionista nel '33 era divenuto uno delle star internazionali della velocità su pista assieme al belga Scherens, ai francesi Girardin e Michard e poi all'olandese Van Vliet. Non vinse mai un campionato del mondo professionisti perché si trovò a competere con Scherens, uno dei velocisti più forti di ogni tempo che vinse sei mondiali di fila dal '33 al '38, ma dal 1933 al 1939 salì sempre sul podio: due volte secondo e cinque volte terzo. Negli stessi anni si laureò sempre campione di Germania e nel 1934 e nel 1938 vinse il Gran Premio di Parigi, la corsa più importate del calendario dopo i mondiali. Albert era uno dei più popolari atleti tedeschi.

Richter fu sempre contrario al regime nazista. Non rinunciò mai al suo allenatore di origine ebraica Ernst Berliner – anche quando questi dovette fuggire all'estero - e quando gareggiava a Parigi, la capitale mondiale delle corse su pista, lo assisteva un massaggiatore di colore.

Esiste una foto scattata in occasione di una delle sue sette vittorie ai campionati di Germania che mostra l'evidente contrasto fra i suoi sostenitori, tutti con il braccio teso nel saluto nazista, e Albert che sorride ma tiene ostentatamente basso il suo braccio destro.

In altre foto si nota Richter con la maglia della nazionale senza la svastica accanto agli altri corridori tedeschi tutti con la maglia voluta dal regime nazista. Solo nel 1938 Richter accetterà di indossare la nuova maglia della nazionale.

Richter pagò con la vita la sua coerenza antinazista. Per questo è giusto ricordarlo come un grande campione che seppe dire NO. Che il ricordo del suo esempio di uomo rimanga duraturo assieme a quello delle sue imprese di sportivo.

Abbiamo ricostruito la carriera e la tragica fine di Albert Richter qui

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