PAOLA E LE ALTRE Breve storia delle pioniere del ciclismo femminile in Italia

04-03-2017 / 04-05-2017 - anno 2017

"Un giorno l´emancipazione della donna passerà attraverso la bicicletta. Se mai avrò una figlia, la metterò sulla bici ancor prima che abbia compiuto dieci anni, così che possa, fin da piccola, imparare alla perfezione come ci si deve comportare nella vita". (Emile Zola, 1840 - 1902)
Se la bicicletta è oggi uno dei simboli della battaglia ecologista per un´economia e una società sostenibile, in passato ha svolto un ruolo fondamentale nel favorire e sostenere l´emancipazione femminile. Tutti hanno almeno sentito parlare di Alfonsina Strada che nel 1924 riuscì a partecipare e a concludere il Giro d´Italia. Unica donna ad essere ammessa. Alfonsina dovette vincere i pregiudizi del tempo. La bicicletta era infatti considerata uno strumento del demonio, se inforcata da gambe femminili, e non mancava qualche pseudo scienziato che scriveva stupidaggini tipo «... i movimenti delle cosce indotti dalla pedalata provocano degli sfregamenti, nonché ripetute frizioni delle labbra vaginali e del clitoride che inducono le donne a pratiche viziose». (Dott. Ludovic O´Followell, 1900).
Proprio per combattere questi pregiudizi la bicicletta si trasformò per le donne in un simbolo di libertà, di emancipazione, garantendo la possibilità di muoversi e di vestirsi come meglio ritenevano.
Ma i pregiudizi sono rimasti fino a tempi recenti. Pochi sanno che in Italia la prima società ciclistica femminile fu costituita solo nel 1962 e che il primo campionato italiano si svolse nel 1963.
Alle pioniere di quel ciclismo anni ´60 è dedicato l´articolo che pubblichiamo per festeggiare l´otto marzo.
Buona lettura